Ferriera di Trieste, tra risanamento e problemi ambientali

Conosciuta anche come l’“Ilva del Nord-Est”, la Ferriera di Trieste è un complesso siderurgico nato a fine Ottocento specializzato nella produzione di ghisa, il quale da anni si trova al centro di dibattiti tra politica e cittadini.

Il punto focale, da tempo ribattuto, riguarda il rapporto tra il diritto al lavoro dei circa 450 dipendenti attualmente occupati all’interno degli impianti e quello alla salute dei cittadini, nonché la tutela ambientale. La Ferriera, infatti, emette quotidianamente gas sporchi e vapori carichi di varie sostanze nocive, che invadono la città. Basti pensare che, nel 2015, si registrarono oltre 140 sforamenti di PM10 (su 35 l’anno consentiti) e benzo(a)pirene oltre la soglia limite di 1 nanogrammo per metro cubo.

Ferriera di Servola

Ciò che, tuttavia, infervora gli animi dei cittadini è che a sole poche centinaia di metri si trovano asili, scuole e centri giovanili. Stando alla legge sull’edilizia scolastica, la scuola “deve essere ubicata lontana da industrie pericolose e dalle quali derivano esalazioni moleste e nocive”. Appare chiaro, dunque, che ad oggi ciò non viene rispettato e questo a scapito della salute delle fasce più deboli della società.

Inoltre, bisogna aggiungere che a circa 900 metri è ubicato il noto ospedale infantile Burlo Garofolo, dove un’équipe di medici ha svolto, di sua spontanea iniziativa, uno screening su tutti i bambini che arrivavano in ospedale.

I risultati dello studio sono esposti dal Dr. Mario Canciani, pediatra ed ex medico dell’ospedale Burlo:
“I bambini che vivono intorno alla Ferriera si ammalano il doppio rispetto ai bambini che vivono in altri rioni di Trieste: raffreddori, otiti, faringiti (i comuni mal di gola), tracheiti, bronchiti, asma.”

A occuparsi del problemi derivanti dall’inquinamento della Ferriera è stata anche la Professoressa Antonietta Gatti, una dei massimi esperti internazionali di nanoparticelle. La Professoressa, parlando delle polveri che quotidianamente i cittadini respirano e raccolgono fuori e dentro casa, ha dichiarato:
“Contengono un’alta quantità di carbonio, ma anche di ferro. Abbiamo già dimostrato che possono anche arrivare a dare il cancro.”

E riguardo alla provenienza:
“Non ci sono dubbi che le particelle rilevate a Servola abbiano origine dalla Ferriera. La loro composizione è piuttosto costante e gli elementi chimici che compaiono sono del tutto compatibili con i minerali trattati nell’impianto.”

Il “cavalier” Arvedi, attuale proprietario del complesso siderurgico, nel corso del 2015 promise che il risanamento sarebbe avvenuto entro il mese di dicembre dello stesso anno, sottolineando:
“Adotteremo tecnologie di assoluta avanguardia, impianti eccezionali in grado di abbattere tutte le emissioni. Ho l’ambizione di essere il primo al mondo che adotterà un sistema in grado di aspirare tutti i fumi della cokeria.”

La Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, nominata commissario straordinario ai lavori, aveva specificato:
“Si può produrre in quel sito soltanto se si dà la garanzia ai cittadini e ai lavoratori di non inquinare. L’impegno che si è preso il cavalier Arvedi è fondamentale: la cokeria potrà lavorare soltanto se sarà “pulita”. Ciò sarà garantito da un impianto modernissimo, che prevede l’eliminazione delle emissioni e dei fumi.”

cosolini e serracchiani tavolo ferriera
A sinistra il Sindaco PD Roberto Cosolini, a fianco la Presidente del FVG Debora Serracchiani

L’“impianto modernissimo” in questione è il sistema di aspirazione brevettato dallo stesso Arvedi e concluso il 31 gennaio 2016, il quale, stando alle dichiarazioni della proprietà, raccoglie ben 1.100 kg di polveri al giorno.

Tuttavia, nonostante le sopracitate dichiarazioni e le rassicurazioni più volte esperite da parte delle istituzioni, i problemi permangono, costringendo i residenti, soprattutto coloro più vicini al complesso, a convivere quotidianamente con l’importante presenza di polveri ferrose, odori nauseanti e rumori che, anche di notte, superano i 60db (sui 50 permessi) per raggiungere anche picchi superiori ai 70db.

Durante questa prima parte dell’anno, si sono svolte due significative manifestazioni, organizzate dal Comitato 5 Dicembre, volte alla richiesta della chiusura dell’area a caldo (l’area più inquinante della Ferriera) e, conseguentemente, invocanti le dimissioni della Presidente Serracchiani e del Sindaco Cosolini, entrambi esponenti del Partito Democratico.

comitato 5 dicembre giustizia salute lavoro

Nonostante le oltre 4.000 persone scese in corteo, è rimasta immutata la decisione del Comune e della Regione di perpetrare l’attività dell’area a caldo, promettendo (senza tuttavia esplicitare nessuna data) di impegnarsi per la tutela sia della salute che del lavoro.




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