Unione Europea, il rispetto di qualità e tipicità dei prodotti alimentari

In seguito a varie controversie di natura alimentare e sanitaria, l’Unione Europea ha deciso di stabilire in materia alcune regole chiare e valide per tutti gli Stati membri, raggruppandole poi in cinque categorie, cosicché sia possibile difendere la qualità dei prodotti e tutelare i consumatori da frodi e truffe, spesso frequenti.

alimenti tradizionali italiani

Di seguito si elencano i gruppi summenzionati:

1° Categoria: comprende le norme relative alla libera circolazione degli alimenti su tutto il territorio dell’Unione, prevedendo, per alcuni specifici prodotti, il rispetto delle leggi vigenti nei Paesi produttori. Ad esempio, la pasta italiana deve essere ricavata dal grano, ma non è vietato ad altre nazioni di produrla con altri ingredienti, che devono tuttavia essere ben specificati nelle etichette.

2° Categoria: sono racchiuse le regole vigenti per la produzione di alcuni determinati prodotti. In questo caso viene imposta ai Paesi membri la stessa legislazione, per la quale tutti gli alimenti previsti devono essere ovunque prodotti nello stesso modo. Ad esempio, per quanto riguarda il cioccolato, oggi non è più consentito utilizzare nella preparazione meno del 5% di grassi vegetali provenienti da Paesi tropicali, mentre è possibile evitare di inserire nell’etichetta l’estensione della sigla GVA – Grassi Vegetali Aggiunti.

3° Categoria: in questa cerchia rientrano i prodotti tipici europei da salvaguardare. L’Unione ha, difatti, firmato due regolamenti, il DOP (Denominazione di Origine Protetta) e l’IGP (Indicazione Geografica Protetta) per i quali ogni nazione può presentare una lista di alimenti che intende far proteggere dalla concorrenza, elenco che può essere sempre aggiornato o modificato. Queste due sigle valgono su tutto il territorio europeo.

4° Categoria: con queste regole si cerca di tutelare in maniera più specifica il prodotto tipico locale. Tutti i Paesi membri hanno, infatti, peculiarità culinarie da proteggere più attentamente. Inoltre, per garantire qualità ed igiene, è stato creato un sistema di controllo, l’HACCP (Hazard Analysis and Critical Controls Points). In merito a questo corpo di norme, è stato allegato un documento riguardante i prodotti che possono essere ancora lavorati secondo i metodi tradizionali. Attualmente essi sono circa 2170 ed è sufficiente che rispettino soltanto le norme igieniche dell’HACCP. Un esempio italiano è il Parmigiano Reggiano, il quale per conservare la sua tipicità deve essere prodotto con latte crudo, mentre i formaggi non tipici devono essere lavorati con latte pastorizzato.

5° Categoria: questo blocco concerne i prodotti agricoli, quali il vino e l’olio. In merito a quest’ultimo, la Commissione Europea non è stata del tutto corretta con l’Italia, decretando che per essere italiano l’olio extra vergine di oliva deve essere sì prodotto in un frantoio italiano, ma non serve che la materia prima provenga necessariamente dalla nostra penisola.

prodotti tipici in europa

In conclusione, si presentano le sigle in vigore nei vari Paesi europei, atte alla garanzia di igiene e qualità dei prodotti:

  • DOP – “Denominazione di Origine Protetta”- Si tratta delle produzioni agricole e alimentari che devono le loro caratteristiche all’ambiente naturale nel quale crescono o vengono lavorate. Tutte le fasi di produzione, dall’estrazione della materia prima all’ottenimento del prodotto finito devono avvenire nel Paese di origine.
  • IGP – “Indicazione Geografica Protetta”- Anche questo indicatore suggerisce un prodotto originario di una particolare regione, ma in questo caso il rapporto con il territorio risulta meno stretto rispetto al DOP. È infatti sufficiente che solo una delle fasi di produzione si svolga nella terra d’origine.
  • STG – “Specialità Tradizionale Garantita”- Indicatore che nasce per garantire la produzione di particolari prodotti, senza riferimenti geografici specifici.
  • IGT – “Indicazione Geografica Tipica”- Viene utilizzato per i vini tipici di una particolare area geografica, che non hanno regole di produzione particolarmente restrittive.
  • DOC -“Denominazione di Origine Controllata”- Si usa per indicare vini di qualità. Le aree che rientrano sotto questa denominazione sono spesso di piccole e medie dimensioni e, a volte, interessano più di una regione amministrativa. Generalmente, alla sigla DOC si accompagna anche il tipo di vitigno da cui viene ricavato il vino.
  • DOCG – “Denominazione di Origine Controllata e Garantita”- Rientrano i prodotti DOC da particolari pregi qualitativi. Questi vengono sottoposti a controlli di produzione molto rigidi e sono riconoscibili dalla “fascetta” che portano sul collo della bottiglia.
  • VQPRD – “Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate”- Sul mercato europeo rappresenta la sigla che assicura la qualità per eccellenza. La stessa indicazione è usata sia per i vini, che per i liquori e gli alcolici. Essa, spesso contenente un numero di identificazione, garantisce massima qualità e certezza circa la provenienza del prodotto.



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